LA STANZA E GLI SGUARDI

6 Set

La stanza- la camera da letto, una stanza grande, con una porta -finestra che immetteva su di un balcone, dal quale si godeva un panorama di verzure, digradanti verso un orizzonte dalle tonalità azzurrine- era la rappresentazione grafica della sua ossessione scabra.
Scabra, e monomaniacale.
Come del resto tutto quello che la concerneva.
Scabra , e monomaniacale, come il puro dolore di esistere.
Il nudo dolore dell’esistenza, con il suo odore dolciastro di sangue, e di fiori sfatti.
Scabra, monomaniacale , come la sua ipertrenia, come il processo interminabile di quello che psicoanaliticamente prendeva il nome di elaborazione del lutto..
Ritratti abbozzati la osservavano con sguardi un po’ troppo fissi, immersi in una lontananza disperante: le sembravano  sguardi consapevoli e pur tuttavia inermi, arresi, e con una ultima domanda senza risposta, gli sguardi di esseri che sapevano, sapevano che dunque tutto era possibile.

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Una Risposta to “LA STANZA E GLI SGUARDI”

  1. whips settembre 6, 2006 a 10:55 pm #

    Il finale mi ricorda Lennon quando diceva che “non c’è niente che puoi fare che non può essere fatto”.
    Un saluto.

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