Archivio | novembre, 2006

SALE LA MALIA

30 Nov

Dalla lebbra
di figure residuali,
e in erosione,
– impronte fluttuanti
delle pietre
in cammino disorganico-
sale la malia
di un remoto racconto
d’ inverno,
mentre dal centro focale
dilaga fuoco di sterpaglia,
smembramento
in aura vegetale
del dolore clinico.

VITA

27 Nov

L’ ideogramma
di legge bronzea
è un taglio
che strazia il mondo,
l’ entelechia
di cielo capovolto,
la luciferina seduzione
della montagna calva.

AMORE…?

23 Nov

Lotofaga
di verde bilioso,
idrovora
del disincagliamento,
egra sono
di consunzione di amore,
zuppa di voglia.
Su ritorta superficie
mi aggrappo
quale ventosa,
in ventura,
in gemito protratto,
lamia che grida.

TRACCE SCARSAMENTE PROFILATE

20 Nov

Tra le notule
di una qualche sorta
di interna combustione,
e il codicillo
di ferita suppurata,
e il punto asintotico
delle tracce
scarsamente profilate
di implosione,
mi rivoltolo,
nel reticolo di frustate gentili,
prova in vitro
di occhiuta incrostazione dei venti,
persistente rumorio di fondo.

SULLA PLACCA TETTONICA

16 Nov

Scucio, dunque,il fasciame
e la radice ombelicale,
nei contorcimenti
degli spazi vuoti,
e delle pesanti ombre,
in sacrilegio.
Poi, nel santuario
situato in profondità
– sulla placca tettonica,
trincerato sui suoi baluardi
e sulle sue catacombe-
esigo l’ ordalia,
e sogno il mio stesso decadimento,
in eternità caliginosa.

CON MEMORIA TARLATA

13 Nov

Eppure mi è dolce
lo smorire nello squarcio
delle maglie e del calco,
impelagata
in atto puro sfibrato assoluto.
E prima che la prescienza
del mio desiderio
– e del bisogno –
possa preavvertire
la consumazione,
trasformo i cadaveri
in filosofemi,
con memoria tarlata
dal tempo.

NELLA CAVA PROFONDITA’

8 Nov

Bulinata dall’incredulità
– e dal dolore-
percolo in vuoto
guscio di chiocciola,
nella cava profondità.
E delineo il perimetro
dello splendore
dell’insignificanza,
investita ora di qualche
ancora più profonda
-quasi insopportabile-
qualità esangue.

IRREFUTABILE BAGLIORE BIANCO

3 Nov

In torsione innaturale,
in parlottio spossato,
mi decortico,
alla zoppia dell’universo,
mera inalazione protoplasmatica,
distillazione della mancanza,
e dei compartimenti stagni.
( e dei nessi infimi,
e della marchiatura,
che impietrisce
con il suo rantolo secco )
In divampante immobilità
– fioca e chiara come un vetro-
straripo mi avvito mi sciolgo
nell’irrefutabile
bagliore bianco
della chiaroveggenza,
mesmerizzata.

ODISSEA

2 Nov

In pallida compunzione
-genuflessa –
perenne imperfezione
impetro, impietrita.
Come in automatismo,
– ottusa –
ad interporre provo
intercapedine cerimoniale,
contenimento rituale
della domestica barbarie,
e dello spietato
mondano cannibalico.
Acquartierata in spariglianti
tempeste dell’imo,
nell’universo delle sperequazioni
arranco,
scivolando nell’ingranaggio
verso il tritume,
in odissea,  infradiciata,
senza approdo alcuno.