Archivio | gennaio, 2007

TAUMATURGICO CONTENITORE

24 Gen

Dolomia
piena di cicatrici
ocra e rosa
– spina dorsale
dello splendore avvelenato –
son taumaturgico contenitore
scagliato oltre
i bastioni di cristallo,
un bianco convolvolo
in miniere di ossa.

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LAVACRO

22 Gen

Nella gora
di anonimo mucchio
di mutanti,
tra turbinii di polvere gialla
– e pensieri
di devozione canina –
abito in una mia luna silenziosa,
capitolata fin dentro
i dialoghi dell’ inespresso.

DESTINO FINALE

19 Gen

Come la guazza
– stagnante-
stremato l’ occhio in sguardi
sempre uguali,
compunta figura residuale
urgo,
 nell’ esaltata
visionarietà adescatrice,
rimirando
– in caleidoscopio nichilista-
una cognizione spasmodica 
del reale.
Screata , tra i deliri tresco.
Meditabonda in nero
mi scorno,
contro i salvifici ed escatologici
dilemmi
nella prospettiva del compimento
Dalle aporie del destino finale
( di apoditticcità spoglia,
velate da un’ ombra,
da una sottrazione,
da una nudità)
limata,
da me sola mi suturo,
in nenia ritornante.

LUOGO EPIFANICO

17 Gen

Nella nebulosa
del sacrario angusto,
nella luce purgatoriale
di luogo epifanico,
mi imbrico
– tra i coloquintidi del deserto
a dare un’ arsura più atroce-
in immagine traslucida
di ordine da termitaio,
nello stridore
di un uccello da preda,
mentre le ossa
si fanno corallo.

INVANO ESORCIZZATA

15 Gen

Mera sigla inerte
invano esorcizzata
da patetici esercizi di stile,
cavo spettro ammagliato
in percorso obliquo,
son arborescenza ipogea
della filogenesi della notte,
fratto apice
del sotterraneo lago.

PAESAGGIO3

12 Gen

Immagine 77

IN SPOLIAZIONE

11 Gen

In spoliazione,
sulla soglia
che si deve attraversare
– slontanata nel tempo
tra visione e minaccia –
m’ annido nel cuore
della ragnatela
dei segni centripeti
( vitreo soggetto
in schizoide tensione)
e mi riimmetto nella teca,
come uccello
che guarda la serpe,
affascinato da ciò
che lo divorerà.

TRASLAZIONE

7 Gen

Tra latebre di carta velina
deambulo,
in temperie
di sofferenza facoltativa,
in metafisica anonimità.
In frangente di tentato
azzeramento dell’io
– incolume da artificiosi ritorni-
dalla porta dei trapassati mi traslo,
con passo incerto,
di malagrazia,
in selvatichezza.
Indistinta nell’ ampliamento sonoro
– dall’ alto di una supposta purezza-
mi smeriglio,
di un tenero surrogato,
di una disarmata malinconia
in suppurazione,
dagherrotipo
senza scabrosità alcuna.

ALL’ OFFERTORIO MUTO

4 Gen

Angue
in equorea morsa,
piango,
all’ offertorio muto
della geremiade,
atona
in subliminale timore,
nel nodo gordiano
massa minerale,
– e di manovra.

IL PADRE

1 Gen

Immagine 016