Archivio | marzo, 2008

INANE A SMISURARE

26 Mar

In the great trouble,
oh, qui, sì, qui,
in questo scalmanato caos
di sepolcri imbiancati
(lì i dolori a calendarizzare
quand’anche rimarrebbe
da impetrare solo
degli organi cerebrali finanche
l’ablazione
dopo secoli di testamenti,
e il trionfo di un arte poco esatta ,
da imbalsamatori incauti)
per quell’inquiesciente, e eretico
-per sempre e ex novo abbrugiato vivo-
ecco il ritmo dell’obbrobrio,
per quella sua nomenclatura
insapienzale e improvvida,
la lingua invano a perforare
quale ferro rovente,
gli occhi senza vista
perchè la linea d’ombra
è pure quella stessa parca Luce,
e il dogma o il canone
diaframmi azzurrati a calcinare il grido.
La carne pur tuttavia resta una carne,
e nell’overkilling
(fatto subire storto solo
a quei pochi non disumanati)
l’inno sacro questi – sciagurati e puri-
lo pronunciano quale feticcio:
"MEHR NICHT” “Non Più, basta!”,
per poi essere accompagnati
al Suo Nome e ai suoi Tabernacoli
da un’onda lunga dal colore di sangue
inane a smisurare lì,
lì, per ogni dove,
lì sul terreno anch’esso tutto solo,
– e smorto-
sotto quel sole crudo del solstizio


15 marzo 2008










SENTO UN CORPO

19 Mar

Dai rovesciati visceri
sibilla a divinare
sento un corpo
– einer korper-
nel suo momento consumativo,
al compimento delle Solitudini,
quando i nomina scossi sventurano,
lo spurgo a superare
di una giugurale insuturata,
il limite a segnare
delle coltivazioni morte.
E si era pure stati zelanti,
e con il capo chino,
ma ora si doveva penare
per gli altrui misfatti:
e certo tutti avrebbero potuto esecrare
a proprio piacimento,
ma a che sarebbe servito
se non con l’ombra a confutare,
dissertazione abortita in nuce
e alla luce,
scabra a segnare solo
quell’accumulo stocastico
di forche sempre pronte,
e senza nemmeno potere pietare,
di avere gettato alla pietra
ogni nostro insano inseme a germinare.

DI QUEL MISERERE

6 Mar

Cosa dalla propria linfa tolta
– lungo le coste dissossate dall’Onda-
nella funeraria furia
di un miserere slacrimato
sversata sono ,
giù nello sprofondo- e nella sepsi-
tra i criptogrammi
di quella mera elaborazione dottrinale
con quel suo assioma del tutto vuoto
(e finanche abnorme, forse)
e pure tra quelle vacue mosse laterali
da gioco dell’oca- quello terribile-
dei demoni dei contrafforti.
In quello stretto vicolo
di un enunciato pur breve
i Devastanti
segni indelebili
(e di dura patogenesi osmotica)
hanno lasciato dunque,
e il resto è solo spoglio,
per il disubbidiente del crimine,
di quel pactum sceleris.
E c’è qualcosa di indetto
– e di indicibile-
che dal ventre sale,
e delle viscere è iato,
perchè non solleva affatto,
l’anima vedere dei colpevoli,
quando si sa che i delitti
neppure con il tempo
svanire possono.
E in questa benefica
( quand’anche puressa obtorta)
tregua dalle grida,
sola residua
quella stessa disragione seminale,
con il suo frantume,
e il divoramento dall’interno
– e dell’interno tutto-
sempre lì a lavorare alla cieca,
e nel buio sempre,
quale Misfatto.
( E mentre in ruina cruelmente
a freddo incendiato viene
lo Stabulario intero,
tra quelle secche e storte e estorte
maletudini mortuarie
dal ritmo cerebrale tamburato,
nel declive a rinculare,
giusto lì,
lì a rovinare strette)