Archivio | giugno, 2008

E SVENANDOSI LEI NELLE MILLE OMBRE

25 Giu

Camminava ormai
in un deserto senza allucinazioni,
nel silenzio animale
di quella  piena sua  a vorticare,
e a risolversi tutta lì,
nell’umido delubro
di lievi anime bianche
sul punto pieno a  frantumarsi sempre.
E come se la santità
altri disanimati culti  prevedesse,
si faceva conoscitore allora
delli peccata tutti,
svenandosi nelle mille
ombre di carne,
e nell’algore di quel mondo ipogeo,
lei lì, nella specola,
dei suoi mal protesi nervi, e cappii.
E lei sapeva sola
che il dottrinale corpus intero
-e quel formulario delle rogazioni anche-
diceva dunque, e solo:
che sarebbe stato poi ciascuno
salato con il fuoco e infine,
in quella perfezione di una cruenza
finalmente esatta, e senza smancamento alcuno.

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ERA GIUNTA LEI ALLORA

6 Giu

…"Fuggi le mormorazioni,
o il serpente antico
ti istigherà e ti darà pena certo…"

Era  giunta lei
– allora-
all’impenitenza finale,
in quei tempi di apostemi,
e della grande impostura.
E nella diminutio perfetta,
e nella dispersione,
( che poi erano del geist
il procedere angolare
nell’universo degli impaludimenti tutti)
istigata era lei ora,
finverso alla neurosi sua
deliquescente e bella,
quella degli sfagli già prima abominati,
la fisiologia arcana
delle compossibili furie.
E che potesse poi lei conquidere- e molle-
tutti quei giudici dai giudizi perversi,
e i loro catechistici toxici,
la fattuale tarda reparazione
della impalcata pena
sulla molitoria rota
in torsione fredda,
e lì, nei tantalizzati loculi!
( con lei in mezzo a degli acidi le punte aguzze,
senza potere mai essere infin disciolta tutta,
ma sempre stra/passata,
e messa poi alla concia,
e solo sola,
sia pure e per una volta lei intera)