Archivio | ottobre, 2008

E A LEI BASTAVA ESSERE

16 Ott

Per non assestare il morso
al bisogno letale,
in sè medesma si volgea coi denti,
primo atto di un dramma già logoro,
in quell’ interminabile ascensione
verso il bianco di un occhio senza pupilla.
E nel suo generoso sforzo
di avanzare un’ipotesi
che non degradasse infine
la stessa Causa Prima
(quale sopraffazione forse
dell’Inanimato sul flebile piccolo fervore)
lente le ore faceva scorrere
nei mondi paralleli delle effimere,
dove a lei quasi bastava essere
la funesta, la arcana,
a implorare e corrompere
quei guardiani a guardia
in perpetuo dei limiti .
Nel cerchio di silenzio di quella ininterrotta
istigazione al massacro
– e dinanzi al roseto scenerito-
le sue parole erano
scosse finverso la radice,
escusse quale un unico osso,
e nel suo proprio incavo,
e risuonare potevano solo al pari
dei sonagli dei lebbrosi,
quelli di san lazzaro:
eppure lei non delirava, non aveva mai delirato,
aveva osato reritrarsi tuttavia
dallo sguardo dell’inquisitore,
terribile quanto quello offerto
 – e nel processo imposto- 
a degli iscarioti il giuda.

Annunci

CON DELLA CACCIATA IL GESTO

8 Ott

Tra i rostri – e i cardini-
del terribilis
( quel luogo epitomico
dove della Cacciata
il gesto si era mostrato crudo,
a chi chiedeva poi solo di entrare)
l’ enfiatura rimestava livida
-lei la vedeva-
tra la coorte di quei feriti
che il sonno aveva lasciato a terra
a intormentire sempre,
in quella perfezione della assenza
spore a schiumare,
e con qualcuno a sobillare ovunque
per una fede postuma:
che la  Parola potesse poi edificare quelle magnanime bestie,
prostrate nella fragile rete dello scheletro!
Ma c’era sempre qualcuno
che non adattava le sue interpretazioni
ai gusti dei tiranni e dei beccai,
sfidando l’Editto ancora e ancora
(e puranche l’ereditaria trasmissione degli statuti
che chiodavano le vittime ai carnefici)
 Essi erano gli insaziati,
e portavano nelle loro mani
 i taccuini della doglianza
 – e gli innaturali loro pensieri-
fin verso l’inaccessibile tabernacolo
davanti quel dio sazio,
al quale tutti offrivano il proprio
tributo di carne senza averlo mai visto:
e la forza di quei pochi
non era che
l’addestramento all’abisso,
alla resurrezione.