Archivio | novembre, 2008

QUANDO LEI AVEVA OSATO CHIEDERE

18 Nov

Imparò l’obbedienza
dalle cose che patì,
quando il dolore aveva i denti
piantati in un punto
e l’acido vi iniettava,
dopo quel suo breve affaccio
su quel letale bel giardino d’infanzia,
quando lei aveva osato chiedere
di potere fare a meno del calice.
"Perchè, perchè mai fu necessario
un assassinio?"
aveva gridato,
ma non vi era stata risposta.
E nella fanatica devozione
a un’ onorevole sopravvivenza
vi era perfino poi stata
una pretenziosa sua
orma di capitolazione,
lei poi così volutamente debilitata,
così solennemente grigia
nella sua abiezione da supplice:
"Dì, dì,
dì ogni sorta di cose,
accetta l’atto insolito,
il pensiero alieno,
penetra nei meandri
dell’esegesi metafisica,
cerca qualcosa che sia
privo di morte,
quella che si teme,
quella che si dà,
quella che ahimè si possiede!"
Solo che in questa deliquescenza
vi era forse una stancante
abitudine alla tautologia:
e le sue mentali distillazioni
si erano fatte come
i pani di piombo dei cartulari,
e lei una esperta di teorie collisionali,
e dei disfacimenti tutti.
Ma si era poi d’inverno,
la stagione recondita.

CON QUEL LORO TRISTO AMORE

3 Nov

Lei era dei raminghi,
di quelli che il male del mondo
estenua,
costretta a calpestare continuamente
le sue  proprie ombre,
nell’evocazione profetica
alle ossa sante.
Ma un animale faceva sentire
un suo  Urlo,
come se qualcuno si muovesse
il destino a sconvolgere,
e la peste poi ci fosse,
– nelle tenebre-
e con lo sterminio che devasta
a mezzogiorno.
Del resto erano lasciati tutti
a imbestiarsi,
e forse non avrebbero campato
fino alla fine della pena,
con quel loro tristo amore
per lo scanno,
come se si trattasse di un ciborio:
e nel passaggio tra le parole
– come tra frustate-
lei era a sacrare sempre,
alla ricerca vana
di ali smisurate – e di oro-
per tutta quell’aria imbalsamata.