Archivio | febbraio, 2009

QUELLA CROSTA DI FUOCO A SPEZZARE

26 Feb

"L’ AMORE …

L’AMORE A SE STESSO NON HA MAI FINE"
-dicevano,
servendosi della versione ufficiale riveduta-

ma lei non credette"

Una notte il suo cuore
compì nell’oscurità
un moto di amore:
nube che si sframmenta in un angolo,
e verso tutti quei suoni senza corpo…
Quell’inaugurale errore
-ridipinto come in un’aria di vetro-
va rammemorato e rammemorato:
si erano perduti così gli uomini
nel loro primo tempio,
piangevano anche gli alberi,
nella sequela di esplosioni
a struggere,
le colonne di sangue
che cedono come canne.
La rigettarono allora a costrizioni inaudite,
le mura delle  mani
a asstrangolarla solo.
Una piccola pia oppressione
sente ora sempre,
chè lei spettri ha intravisto
findentro quel cuore della dannazione,
accoppiati dall’esilità,
concatenati loro a quei morti steli
dell’anno prima,
con solo le cupe porpore dei crochi
la crosta di fuoco
a spezzare invano…




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FIN VERSO QUEI DISFATTI- E TUTTI

11 Feb

Qualcuno era sceso nel nulla,
liquescente cosa
ricoperta da un sudario di nevi,
e fin verso quei disfatti -tutti, e perduti-
del giorno del giudizio.
Lo scheletro era poi visibile,
tra quelle ali,
e noi non proferimmo verbo
davanti a quel misterioso apparato
del confessionario cattolico
( a metà,
a metà lo spezzerei,
come un serpe).
Antiche ferite si aprivano,
corolle spezzate nella notte,
arsenicali psicogeni
fiori carnivori
a consummare le ultime anime morbide
marchiate a fuoco
nella quiete neutra e fittizia
dei disperati.
Di colpo tutto apparve
come srovesciato nelle acque
di un sogno da annegato:
e solo allora la quiete fu immensa.



Roberto R. Corsi

Di poesia e di letteratura, dal 2006. Se continua così, il contatore accessi giornalieri va in negativo, ma fa lo stesso.

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