Archivio | marzo, 2009

THE DEAD SEA

30 Mar

"Ma noi …
noi pensavamo di avere tempo.
in quella chiarità liquida e vitrea,
e sotto la neve
del solstizio di inverno"


La vita continuava
a scavare il suo posto dentro l’aria
– vita vera che perfora-
e il solitario spezzato dire
"Io veglio"
risuonò poi come un inutile strascicato grido
– dei vociferi,
e davanti al lago morto,
dove neppure il corvo porta le sue ossa.
Ma sette furono i sigilli,
e sette le trombe terrifiche,
con la loro arida tremenda bellezza:
e il loro infine avvenne,
un incontro voluto da un dio terribile.
"Sei l’unica persona che di me
ha compreso anche il sussurro-
– mormorava lei-
eppure io so, so ahimè :
che il sole verde
di carne umana è fatto solo".
( e queste sue piccole parole
le sosteneva e sosteneva,
con un suo certo respiro tremante- e breve:
oh, se il suo cuore fosse stato pietra sempre,
pure lì, in  the dead sea
quel mare terminale).


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E CON NELLE MANI SI AVEVA POI

12 Mar

Remota e insostanziale
(come forse un occhio teologico)
perovunque ora dunque alita,
la sprofonda parola di sottosuolo….
Lei sente che non si opporrà
mai più a nulla,
-e come un insetto proprio-
dissolti per dissolti essi tutti e lì,
in quel mondo di cieca vita
tra il coagulo e di sangui lo squaglio eterno.
Si erano levate dunque ottuse -allora-
le grandi preghiere scarlatte
senza vocale alcuna,
quando di acqua lustrale intrisi furono fin i capelli
a far onda sui crani,
e con nelle mani
( chè le si aveva poi tutte quante, e innumeri)
ogni scialbata sindone
di quegli sconosciuti
che sempre dolgono
-arresi e soli-
nella mera muta luce, puressa spallida.