Archivio | aprile, 2009

NIENTE PIU’ ROGHI SU QUEI CRINALI

24 Apr

..ma tra i puri
lo scandalo durava ancora,
sotto il cielo di azzurro doloroso…”


Con torcimenti di sguardo,
e locuzioni di una particolare sua fattura
(pari a estratti de Il calcolo sublime),
volle distogliersi ,
-da simile aberrato-

minacciata come da un contatto impuro
in quel pauroso momento della rivelazione.
Non poteva soffrire,
la vista della famelica faccia:
certi occhi a figgerle addosso,
l’apparato oculare intero a guatare i precipizi,
e con le tracce sacre dell’Angoscia
( E, nella stupefacente nudità
del suo avvilimento,
le sembrava di essere davvero là,

come di fronte

a quelle vacche magre del Faraone…)
Non parlava poi
che di cospirazioni,
– e delle sofferenze espiative-
le attribuiva a cause fantastiche,
forse a una fissazione nuova,
tra le stesse mute cose
offertele come dentro a una bocca metallica,
lei schedulata tra gli essenti.
Eppure le sanguinarie sette sterminate
si stagliavano ora così pallide,

ossa su strade polverose,
segni ominosi
di una fede che l’aveva infine cattivata,
tra quei funeri, e il disvenamento tutto
(E niente più roghi
su quei crinali in lontananza,
e lungo i dilavati margini)

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AVEVA DATO NELLE SUE PRIME SMANIE

15 Apr

"Guarda:
il luogo dell’ecatombe
è davanti a noi:
e sopravvivere alla verità
sarà terribile"


Aveva dato nelle sue prime ismanie,
nel curare le piaghe,
– morbilità scave,
piante mutanti–
durante quel divampare di morbo:
le dissordinavano tutto,
gli ingorghi delle glandole,
con l’inferma immaginazione
tutta piena di una secreta idea,
lei inquieta della sua inquietudine,
sotto la sferza del malcreato
a mangiarla viva.
Con ortografia fantastica
era andata continuando,
a squartare lo zero,
-chè l’abbruciava-
e discopriva poi il dissepolto solo:
certe tisiche rose
arrampicate all’inferriata,
quei malefizia che serravano il corpo
come scaglie di testuggine,
e infine i dodici fascicoli bianchi
grandi come lastre di pietra
( e non era già più maraviglia,
ma principio morboso,
l’innominabile cosa)