Archivio | luglio, 2009

NIENTE PLACA LA SUA SETE

31 Lug

In quei giorni ,
niente placa la sua sete,
rimane solo quel respiro ripetitivo
– lì al centro-
da crespi segnali è attraversata, la notte:
 ovunque è un luogo di foglie.
Sempre incombente è il crollo
-e quell’abbietta speranza-
 le trasportano un’angoscia
traslucida e acidula,
e con della possessione i segni tutti
( come nel periodo agitato
delle paralisi totali…)
E allora considera lei la terminazione,
gli atti espiativi,
quel  luogo dell’incontro interdetto
– nella guerra nostra , di uccelli da palude.
Non ha alcun bisogno,
di temere la morte per sogno:
se parla la sua voce è mesta,
cerca i puri,
gli irriducibili e intolleranti
– cupi fiori in forme di lance-
e li serve a freddo con il guanto della comunione,
di un bianco liliale fino ai polsi.
( davanti a un vago fondale
color di rosso: è una storia di amore)
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SI OSSIDANO, I FIORI

20 Lug

…  Il cuore umano ha già pressapoco
la mollezza di una pietra…
 Dovete resistere,
alla tentazione di essere umani…

Una rete di fiamme
percorreva il suo volto,
( doveva trattarsi di un incubo.
nell’innaturale postura
il morto sembrava gridare il suo assenso)
e vi era una interminabile striscia calcinata,
sobrio reticolo inciso ,
nell’acqua nera mura di pietre e terra,
la tramatura di atomi adunchi,
dei corpi ponderabili
– nell’imminenza della violazione-
( quella grande farfalla
divorata sotto i suoi occhi…)
Strinando- nell’arido diagramma-
capisce che la parola stessa è un deserto,
in lontananza è color di malva,
un paio di gelide labbra.
E quell’apparizione va poi a spiegarsi
nel sibilo dei venti e delle arterie,
in quel suo fremito- orribile e delizioso-
di uccello ferito:
è solo un fuoco madido,
la pietra di paragone del suo lutto
(… si ossidano i fiori,
si corrompeva il sale…)

E DELLA CONSUNZIONE SUA

10 Lug

Nel periodo primo della consunzione sua
( e per una qualche affezione del corpo:
i nervi delle mucose aride,
della tensione istologica
del moto linfatico
per ogni dove le scorie di sfaldamento)
contemplava lei la forma impudica dell’essere,
queste sottili ferite nella terra,
un secreto agitarsi
nel casto gelo del tutto
Tirata fuori
-dalle pozze di annegamento-
il bordo ha scorticato,
in un minuscolo punto,
-sotto la parte più dura del cranio-
ci sono, i rilassamenti:
e ora la stretta faccia verde del serpente fissa,
e il prospetto della sezione strasversale del cuore…
E in questa aspettazione
Il dissezionatorio rito
 le è concesso:
le sue preghiere non raggiungono neppure il limbo,
quei nomina lei li teme,
delle creature che la trafiggono.
( era così,
che doveva essere nata,
la gorgone)

Roberto R. Corsi

Di poesia e di letteratura, dal 2006. Se continua così, il contatore accessi giornalieri va in negativo, ma fa lo stesso.

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