Archivio | agosto, 2009

UN UNICO GRIDO SOMMERSO

30 Ago

E era un cielo pallido
– grigiorosa-
  e si stemperava nel nulla,
nelle manifestazioni paradossali degli adroni…

 Ma tutto aveva esattamente
l’aspetto di quello che era,
gli amanti come piante acquatiche,
-attraverso le acque irate-
nel caos di quella nosografia
non ancora svelata:
si inabissavano vivi in quella tabe,
con una innocenza da resuscitati
come se per un miracolo fossero scampati ai loro  assassini…
Attraverso l’aria
… così immota..
vibrava uno di quei suoi  nudi ricordi segreti,
che sapevano di fiori spiaccicati sui sassi
– esotici e palpabili:
il cielo violetto a tratti si squarcia,
lei dà un unico grido sommerso
e la sua voce si fa bianca,
come se infine vedesse apparire a poco a poco
qualcosa che non sapeva di aspettare-
pare un viso astratto
– assente-
che si fraziona in decine di bianchi soli,
un’amorfa macroscopica macchia,
un’ostia all’elevazione:
è intrisa di sangue,
è sul caduco margine.

E L’OMBRA NON SAREBBE STATA

21 Ago

" E l’ombra,
non sarebbe stata sola
– nuda e sguarnita-
a pronunciare la fatidica frase…"

Sembrava vivere – in lei-
come una superfetazione,
un organismo
che avesse a che fare con i sibili:
ne poteva assaporare la galvanizzazione sua acida,
 una  lamina di metallo flessibile,
dentro la inteleiatura d’ argento…
Andò a tastare, quella crepa
  …non sentiva, lei, il  risucchio?…
scavando una buca come l’animale cieco,
sbattevano le loro ali cupe- e lucide- i corvi tutti.
Ogni cosa era solo la perfetta imitazione,
-dei dannati-
e le strane madri dagli occhi duri di gaietto
la sua corteccia perforavano come corallo…
Cercò di raccogliere allora
le prove del delitto,
spietata- nel suo taglio verso il basso-:
quel precipitato delle ossa cave nei precipizi,
gli amori isterici e inevitabili
in un settembre di vento e ceneri.
Non le importava più,
di quello che le sarebbe successo,
voleva gettare qualcosa
– e che sanguinasse-
fin nel turpe occhio rigonfio del dio:
ci sono crimini troppo sottili,
per essere davvero perseguiti, si diceva.
( Mi hanno baciato sulla bocca…
– avrebbe forse raccontato poi,
come la gente che tocca la statua del santo-)

LE COSE ULTIME COME SANGUE SECCO

12 Ago

"E era la sua seconda
stagione di incendi,
il fuoco salì fin sopra i crinali:
a lei sembrò che tutto fosse,
completamente arso…"

Di nuovo era stato,
un assaggio del morso,
con le suture ancora aperte
( l’ago era ricurvo, il filo nero)
le cicatrici a pulsare:
oh, se fossero uscite le ossa,
le orbite oculari a esondare,
dallo scarno cranio suo di penitente!…)
E sempre arrivava ,
il momento della inoculazione,
– una colata azzurra e luminosa,
di piombo fuso,
nello stroma interstiziale
della corteccia cerebrale-
le cose ultime
come sangue secco nella sabbia,
fin dietro quel sipario scarlatto.
Lei li rivide allora nei suoi sogni,
notte dopo notte,con gli occhi ciechi:
non aveva niente,
con cui coprire quei corpi nudi…
E era come una malattia,
– continuava a restare
terribilmente assente–
dalle mura uscivano troppe grida,
e il cristo sulla sua croce laccata
rimaneva inconsapevole,
in un qualche modo perverso
( oh, come erano tutti inutilmente arrendevoli,
in quell’agonia dei ghiacci).