Archivio | ottobre, 2009

IL TEMPO AVEVA FATTO MUTAZIONE

29 Ott

"Sulla radura era calato il silenzio,
dalla finestra- oltre il muro-
vedeva la torre di avvistamento"

Il tempo aveva fatto mutazione,
quasimente assiderati si potevano infine intendere,
quelle anime- prigioni,
l’incartamento,
la inesistenza reale della rosa,
un apprendistato appreso della morte…
Penetravano nel sangue.
quegli eterni inaccadimenti,
– degli accidenti a sussistere senza sostanza-
con la mazza ferrata del guardiano notturno, 
e  solo alcuni cuori più santi.
Dai pertugi stavano tutti entrando nel buio,
verso l’annientamento:
e non importava, si era chiusi,
lei davanti a loro non aveva pelle,
niente con cui coprirsi
– lì. a congetturare invano su quel bruciamento eccessivo,
il fuoco soltanto a escludere da ogni contaminazione-
E mancò l’ultimo chiarimento:
" Che torni,
quell’ indefettibile silenzio,
sull’ondeggiamento collinoso
di una pura linea di orizzonte.,
bisogna obliare la dolorosa sparizione"
non si disse che queste scarse parole…

NEL TEMPO DEGLI ASSASSINI, NELLA STRASCINAZIONE SUA

20 Ott

Nel tempo degli assassini
( in quella strascinazione sua
riecheggiata da ognuna delle torri di corallo )
avrebbe languito sempre ,

fino al ritrarsi,
nel fondo delle fosse oceaniche,
– degli scompartimenti disseccati-
e nel dosaggio del cloralio
(nel verde avviluppo, a reperire certe risposte esauste
quandanche le labbra stesse non avessero colore).
Esaspera allora lei una casta lussuria,
e le mirabili disavventure moltiplica
continuamente fantasticando:
mettevano la smania
( se non una follia cronica,
o una aberrazione passeggera)
la catastrofe reiterata,
quel palingenetico dolore
con quella Sua Perfezione che la lasciava fin sgomenta,
non diversamente dai consolatori di Giobbe.
Ciò che la toccava
era la impotenza inerme delle anime.
chiamava – quella sua- la deviazione.
abbruciava dunque vivo, il quiescente,
davanti al sangue caldo
della macellata bestia…
( E preti male in arnese
potevano starsene seduti,
a meditare sulla estinzione delle carni,
quella esaltazione patogenica,
in prossimità di una chiara curva di risoluzione:
ma ne avevano sentito parlare solo gli iniziati..)

NEL MEDICARE LA PIAGA, UNA FERITA RIARSA

11 Ott

" E venne la notte,
le stelle cominciarono a accendersi:
lo pensavo ancora più fragile,
un grande cristo nero e sanguinante
che prendeva tutta una parete…"

Ai limiti della allucinazione
– come aspettando una rivelazione-
attendeva ciò che la sovrastava,
nel medicare la piaga
una ferita riarsa,
quel nocumento,
l’Indistruttibile come un amore rifiutato,
 -di tutto quello che ardeva per dischiudersi.-
Ma quella non era la salvazione
– lei si era permessa di presumere-
al fine di un convincimento più assoluto,
il suo preferito argomentare era sulle anime dannate,
che cosa preconizzasse quella fredda luce correlativa.,
Mentre il fuoco sopravviveva
– fuggevole impressionre
nel buio più buio.-
era colpita, trafitta,
sul corpo suo si tese- a rimuginare –
doveva esserci qualcosa,
– una notazione sulla nostra vita cauterizzata-
non voleva essere succube.
"Torna nella città maledetta-"
sembravano dirle quei devastati cuori:
immobili, fissi, divoranti. avvolti nel silenzio,
come una muta di cani, erano.
E un afflitto le rispose allora con labbra esangui:
"Su quella casta morte,
dovrai perdonare l’imperdonabile.."
(Lei era calma, ormai.
per tutta la vita,
si era preparata, al grande evento,
se fosse in grado,di tollerare- il tremendum-
quel verdetto…).