Archivio | gennaio, 2010

ANDAMMO POI VERSO LE LAGUNE NERE

24 Gen

Con gesti lenti e catatonici
( punteggiati da un silenzio immobile)
andammo noi verso le lagune morte
– le zattere di fiori, le gondole-
quella città incastrata tra i giacinti acquatici…
Ogni cosa nell’oscurità
era in muto avvicinamento:
i giacinti rabbrividivano intatti,
fuggevoli impressioni di un buio più buio.
La natura apparente delle cose era rotta,
tutto era nella categoria delle cose innominabili,
penetrava nel sangue solo
quel punto sostanziale,una ferita.
(perfino la costellazione si sarebbe disfatta nel terrore)
Avrebbero poi loro languito in quel lucore
– gli anelli di saturno nell’alba,
 come un’infiammazione incipiente,
un’ustione,
tanta luce e tanto deserto,
per quegli animali delle grotte sommersi nella carne
Lei però non osava guardare l’uomo
– e nemmeno i mostri sulla parete:
sapeva che il vero amore è inarticolato.
una stasis terminale,
il sermone finale nella città assediata.
(Come una persona
alla quale non era permesso avere
un proprio dolore,
siedeva quietamente in attesa della risposta-
fin quasi alla parola conclusiva sulle macerie)

ERA UN LAGO FERMATO NEL GHIACCIO

6 Gen

Quella notte era in preda alla febbre,
senza fine rombava la risacca,
– del mare invisibile,-
 era un lago fermato nel ghiaccio del soffio del vento,
nuvole rapide brancolavano sulle colline,
tracimando dalla linea del crinale

Per prendere il tempo degli spasmi
talvolta ritrovava il suo inutile corpo
 ( ogni tuo osso è sacro..)
Ormai priva di ogni smarrimento
al centro ardeva in eterno, senza fine,
questo bellissimo inferno..
Continuavano, le flussioni,
voleva uscire da quella costrizione:
ogni cosa era solo lo specchio incrinato delle esplose stelle
-e su un fondale pallido, là fuori, lontano
Ma non c’era modo di sfuggire alle sue parole,
spaventose e interminabili preghiere per i morti,
quegli umiliari, quei sermonari
la dissossata lingua
( che qualcuno  la tenesse  alta, e sempre cruda, lieve!)