SOTTO GLI OSSESSIVI IRIDATI CIELI – recensione di AUGUSTO BENEMEGLIO (3)

22 Dic

3. L’APOCALISSE

C’è una delle sue liriche , “La notte nasceva dalle notti” , che sembra una rilettura dell’Apocalisse di San Giovanni, che in questo caso , però, diventa la sua Apocalisse , un tentativo di dare al comune vulgo il segreto del genere di vita che lei crede di aver scoperto , una specie di testamento, un ultimo sforzo per farsi comprendere dai molti che non l’hanno ancora ascoltata , o non sono riusciti a capirla, proprio per la sua “oscurità”. Ma questa Rivelazione “femminina” nutrita di luce assoluta e di tenebra assoluta , di gioia e di morte, di una poetessa che ama la tragedia, la forma pura , la nobiltà dello stile, la distanza dalla mente, la verità nuda o velata e l’armonia è – al contrario delle apparenze – un anelito di speranza e di vita, sebbene Villa condanni aspramente i nostri modi di vivere contemporanei.

“E là vi era una donna,
era ritta davanti al muro della città morente,
guardava quei fuochi
che non si sono ancora spenti sui monti

quegli occhi che il mio ricordo morto
non riconobbe:
esstrangolata dagli scapolari,
era come un fiore in boccio
-ma esausto…
e rifece la annientata supplica,
gridò come un animale
capace di ripugnanza.
( Essi non videro
il fiume autunnale soffocato dalle foglie
– quella spianata di polvere inquieta
il coagulato cristallo delle lacrime).

AUGUSTO BENEMEGLIO

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