MIE OSSERVAZIONI SUL MIO DIRE

1 Feb

Riporto – dopo avere un po’ meditato-le mie puntualizzazioni riguardo le note di lettura di Stefano Guglielmin,per quanto io non intenda in alcun modo cercare di opporre le mie personali convinzioni a nessuno( essendo assolutamente difensitrice dell’assoluta libertà di lettura e
interpretazione[soprattutto quando si ha a che fare con una lettura approfondita e di livello come questa]in quanto-appunto-difensitrice della altrettanto assoluta libertà di scrittura.


Anche se certo a ben vedere si potrebbe intendere la mia raccolta anche nel senso che Guglielmin ha icasticamente riassunto ne:”
l’esperienza mistica della crocifissione, dove caduta, sfacelo e contagio,carezzando l’aria con il loro terrore bluastro, gli danno piacere”io intendo dare espressione – più esattamente-a quella che sono arrivata aconsiderare la assoluta tragicità perenne della condizione umana,di cui io azzardo rappresentazione espressiva, una fredda visione ( forse in alcuni punti disagevole,respingente perfino senza sconti comunque per nessuno( compresa me stessa beninteso),divisi come sono- e dalla notte dei tempi- gli esseri umani tra vittime e carnefici in un mondo che davvero può essere desolato,
Mentre scrivo queste puntualizzazioni e mi vado rileggendo mi rendo conto una volta di più che la tematica che mi sono azzardata a voler rappresentare è senz’altro obiettivamente ostica incandescente urticante, magari pure scandolosa ,addirittura probabilmente“impoetica” per eccellenza ( anche se a mio parere volendo mettersi a parlare della condizione umana, della vita e della morte insomma nulla dovrebbe a priori essere tematicamente escluso e questo anche per non finire a dare una visione falsamente idilliaca [ cosa quest’ultima per cui mi dichiaro “non adatta”].
-A questo punto vorrei rispondere alla affermazione che fa Guglielmin circaal fatto che una raccolta di testi sifffatta , anche per la modalità stilistica in cui si va strutturando ,la tipologia terminologica che vado usando etcsia”votata FORSE ( per me importante questo dubbio che comunque il forse rappresenta,e per questo io l’ho scritto in grassetto)all’incomprensione contemporanea,quanto più la scrittura di oggi cerca la dimensione orizzontale del dialogo con le creature terrestri, con la loro faticosa eppure mediocre esistenza.
“e anche , nella parte finale della recensione quando accenna a “un fiore del male cui è stata tolta la spina della storia,”io ribadisco che quella che vado espressivamente rappresentando è quella che secondo me è la condizione umana “perenne”al di là del cambio generazionale e al di là dei cambiamenti storici che purtuttavia gradualmente esistono( e meno male se no ancora peggio direi),io parlando della vita e della morte che sempre si ripete nella sostanza non posso essere contemporanea nel senso più tradizionalistico e forse riduttivo del termine(come contingente)ma forse forse contemporanea perenne, perennemente attuale in un certo senso(lo so, lo capisco: anche quest’ulltima cosa che dico è un assoluto azzardo, scusatemi lo riconosco: sono come al solito, esagerata alquanto :-)scusatemi)
Io- complessivamente e riassuntivamente mi presenterei così:” astorica( ma nel senso che ahimè vedo nella storia ripetersi stesse dinamiche di base), perturbante, ontologicamente ribelle, assorta medita sulla “terribilezza” ossessionata dalla mortalità che cerca in qualche modo di raggelare per poterne almeno parlare visto la sua tremenda ustionatezza al limite dell’indicibile”

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