ALTRE CONSIDERAZIONI DI AUGUSTO BENEMEGLIO ( sulla più recente raccolta”I FIORI ERANO FERMI- E LONTANI)

12 Ott

“Di Dominica Villa Balbinot ho letto e riletto alcune delle sue splendide originali poesie ( “Lei sapevache lo splendore era fragile”, “I fiori erano fermi e lontani”, “E alberi che smorivano in un bianco delirio”, “Diruppe – allora”, “Dagli estremi – gelati – neri orli” ) del libro che gentilmente ha voluto donarmi, e credo che bastino a giustificare tutto il resto della silloge , che naturalmente leggerò con la massima attenzione e interesse. Qui c’è un po’ di tutto, compreso Gottfried Benn a cui fa riferimento la nostra sempre “grande” sorella di lettere e umanità, Anna Maria Curci , con la quale sono d’accordo; e tuttavia andrei a rileggere anche il primo Benn, nostalgico per le origini prelogiche dell’umanità , avverso alla civiltà moderna , tutte cose che lo porteranno ad abbracciare (e poi a ripudiare) il nascente nazismo . Non a caso era un medico ( da rileggere secondo me “Cervelli” (“”Gli erano passati tra le mani duemila cadaveri, e questo lo aveva sfinito in maniera strana e inspiegata””), ed era a quotidiano contatto con “la morte già morta” che non provoca orrore , perché il languido estenuante passaggio dell’Acheronte era già avvenuto. ” Cosa sono mai i cervelli?”. La sua è la messa in scena della condizione schizoide della voragine dell’io, della sua scomparsa. Lo specchio non rimanda nessuna immagine dagli abissi della depressione. Il protagonista – come il poeta , e come fa la Villa Balbinot – si nutre del proprio sangue e delle proprie lacrime. E’ una sorta di cannibalismo metafisico che talora ci fa rivivere la poetessa lombarda in una cornice decisamente più romantica , oserei dire “gotica” – ” la quieta oscura ora lunare/ quel suo immenso vuoto scintillante”…Aveva in cuore qualcosa di torbido./ E in quella -sua- relegazione/ vi erano certi bagliori lucidi e freddi/ e tutto intero quell’impulso selvaggio…./ tutto tutto era poi qualcosa di/ tormentosamente reale/- di crudelmente esatto. In Dominica c’è la Bibbia, c’è Dante , c’è Strindberg, c’è Lugones , c’è Sologub , esploratore dei gorghi psichici , la materia vortice inesorabile che tutto risucchia e intorbida, ma c’è anche il riscatto di un’irraggiungibile divina purezza , un’incessante vigile cura stilistica della sua solitudine, una condizione umana progettata a favore della letteratura, un avvolgersi nella rete dell’anima , un farsi crisalide e attendere la metamorfosi che non potrà mancare , l’attesa di una redenzione che riscatti tutta la sua esistenza fedelmente dedicata all’arte, all’eticità di tale compito, l’etica del rigore e della rinuncia: “E c’è una gioia,/ nella sua solitudine all’alba,/ nelle strie di quell’aurora scarlatta,/ e per un momento/ (terribilmente delirante)/ legge il martirologio / – .di una scarna statuaria bellezza, / – di furia fredda.”

AUGUSTO BENEMEGLIO

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Una Risposta to “ALTRE CONSIDERAZIONI DI AUGUSTO BENEMEGLIO ( sulla più recente raccolta”I FIORI ERANO FERMI- E LONTANI)”

  1. Villa Dominica Balbinot ottobre 12, 2017 a 4:11 pm #

    ringrazio per la visita la cara amica Marina Raccanelli

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