LE MIE POESIE DELL’ANNO 2017

31 Dic

IN UN CORRIDOIO DI LUCE DURA

In un corridoio di luce dura
(e superfici fragili)
una stessa ferma aria
risplendeva in tutta la sua fredda forza
nelle città costruite su fiumi sotterranei
luccicanti disperatamente nelle sere
-e tra gli scheletri di anonime piante grige…
Ci si mise di fronte,
a tutta quella cifra folle
scintillante assoluta
del predatorio dell’insaziabile
delle brevi ustionanti alleanze
–in tutto quel dolce organico odore
( Facciamo finta di essere degli alberi,
noi stessi recisi,
ma a rimarginarsi da quel punto
tra i dubia -e i legami feroci:
io desidero commettere il terribile,
– l’atto del toccare-
l’innocenza è proibita qui,
attira il castigo)

26 GENNAIO 2017


OGGI I FIORI SONO PIU’ DIVERSI


…Oggi i fiori sono più diversi
più aridi più aperti:
ho già pianto la sua morte,
ma lo farò ancora
-e poi ancora…

Nella mistica speculazione,
nella esasperata desolazione misteriosa
perseguo
la narrazione del sangue,
– convoco i miei morti
( Il cielo è pieno di strumenti esiziali).
E considero tutte le cogitazioni
nella dimensione de la terribilità,
di una resurrettiva esigenza
-di quella formale ultimazione
[…Deve essere bello
Deve essere un inferno
Deve essere un deserto.
..]

3 FEBBRAIO 2017

NEL FREDDO ROVENTE

Nel freddo rovente
( in quel rovente vuoto minerale)
il baluginio era feroce
come di sfolgoranti cavi recisi,
-e tutto era malsano
troppo vicino.

Allora ci si stava come disfatti,
nella desolazione delle gole,
-di quegli altopiani colore di ruggine,
talmente sconfinati
( e-oltre
l’enorme notte della città,
fredda e illuminata di bianco,
in un mondo bluastro).
Essi si sentivano stratificati
con una intensità quasi organica, come le morte foglie:
in lei,la stessa -leucemica– fragilità
-da convalescenzario,-
davanti a tali denominazioni,
alle tavole attuariali—a tutta quella substantia vitrea…

28 FEBBRAIO 2017

E ALBERI CHE SMORIVANO IN UN BIANCO DELIRIO

…E il sole gelido cominciava,
a perdere il suo splendore,
nel profumo lieve
-di una magnificenza trascorsa
(e gli alberi che smorivano
erano un bianco delirio)…

E c’è una gioia,
nella sua solitudine all’alba,
nelle strie di quella aurora scarlatta,
e per un momento
( terribile e delirante)
legge il martirologio
– di una scarna e statuaria bellezza,
– di furia fredda.

Nei minuti supremi
di questo eccezionale tragico quotidiano
( durante lo schiodo della salma,
e una schedatura dei patiboli reconditi)

sente una pressione calda
spaventosamente viva:
allora, solo allora
(prima che tutto il rosso e l’oro
dilagassero in fretta
da un ramo all’altro)
i sorbi selvatici
si erano appena tinti
di un cremisi scuro,
e già si trasformavano
in arbusti ardenti di puro carminio.
[ Con un tempo di sgelo,
tra dirupi di gemme]

6 MAGGIO 2017

NELLA CONTRATTA LUCE, NEL PAESAGGIO ARSO

Nella contratta luce
(oltre il muro della vicina casa)
vi è un che di recente penoso
inutilmente tetro:
continuava sempre il disgelo,
e radici deformi affondavano nella terra,
come se – e del freddo– le ustioni poi fossero..

Ora è venuta qui
– nel paesaggio arso-
solo per vedere gli alberi,
perché non ci sono più colline deserte.
In quel suo degenerativo stato
( di anormale tensione
di inaudito senso)
prova una affezione singolare:
tra tutti questi rimpianti
e i malsani
(come vento tiepido)
sotterramenti,
(oh tutti tutti quei delitti impossibili!)
al di sopra di violenze, e delle estenuazioni,
– di una qualche probatio diabolica
le pare di vedere un unico grande stupendo
– e terribilmente statico– albero verde.


30 MAGGIO 2017

DIRUPPE – ALLORA

…( Diruppe allora,la pioggia
in quel pervertimento:
era il tempo della sparizione…)

La sua era una animazione-
puramente febbrile
in un paesaggio geologico- e silenzioso-
( qui tutto è innaturale
– lei si diceva-
-e poi per tutto quel lungo lunghissimo tempo)
aveva in cuore qualcosa di torbido.
E in quella- sua- relegazione
vi erano certi bagliori lucidi e freddi
e tutto intero quell’impulso selvaggio
In fine poi si disse che
“tutto tutto era poi un qualcosa di tormentosamente reale
– di cruentemente esatto.

17 GIUGNO 2017

DAGLI ESTREMI- GELATI- NERI ORLI

… Dagli estremi
gelati neri orli
la notte iniziava a impallidire
( e il cielo- e le cime morte e misteriose
nell’aria grigia)…

Amava l’ora,
la quieta oscura ora lunare,
quel suo immenso vuoto scintillante
nelle correnti pallide , in fascinose fantasie bianche.
In quell’aria da eterno gennaio
tutto le sembrava fantasmagorico e remoto,
vago -e vertiginoso:
davanti a quella rigida perfezione
( quale mente terribile– si diceva)
un silenzio vuoto pendeva
tra tutti quei nomi grigi,
e le tombe recenti
– e le lunghe marce sul terreno insanguinato
( con un sentore di piccoli delitti antichi)
Solo lei metteva una
povera piccola fioritura-
(e i monti erano freschi e virenti).

19 LUGLIO 2017–

SOTTO L’ETERNA SIEPE VERDE

…Sotto l’eterna siepe verde
la notte era molto tranquilla
linda e senza vita
nel sole occiduo:
sul nudo pendio
anche le rovine sembravano
naturali- innocue-…

Ma nessun luogo era invulnerabile;
oh tutte tutte quelle linee dure de l’Innominabile
sulla carne ferita
con le sue violacee ombre
– quelle accumulate agonie
[E quei giudizi accidentali,
ne le casuali uccisioni,
– le stragi piccole,
il lungo inutile squarcio]
Ora la luna sorgeva
sui vecchi campi – e le case sfregiate-
e il ragazzo giaceva tranquillo
tra i piccoli fiori silvestri rossi e violacei:
era molto pallido come fosse morto da sempre.
( E c’era una luce mista di blu secreti
e di lillà
sulla innominata acqua scura,
-e quell’abbandonato flutto
sulle tristi ossa di tutti gli annegati..)

30 LUGLIO 2017

DALLE NAVATE DEGLI ALBERI GERMOGLIANTI

…Dalle navate degli alberi germoglianti
( si stendevano belle e lucenti
nei lunghi giorni perfetti)
si arrivava alla tacita linea di acqua,
l’innominata acqua scura,
un assoluto solitario
quasi sotto l’orlo angusto…

Dopo il crepuscolo azzurro
la notte era molto tranquilla,
e quei morti intorno a lei
nella loro innominata carne ferita
erano sostanziali misurati e preziosi
capaci di movimenti lenti e terribili.
Tra sofisticherie e sottigliezze teologiche
lei aveva una espressione di fredda
– e pensosa- riservatezza,
nelle possessioni- tutte sue-
( e dopo il macello geometrico)
Tutto l’incesso
per quella strada ardente
era astratto e scabro
come la camera dei suicidi in un albergo
e il cielo si era rannuvolato intanto,
striato dai cardati fili colore di seppia,
che erano sul punto di precipitare.

17 SETTEMBRE 2017

E IN UN MONDO DI GRANDEZZA OPACA

…( Aveva in cuore qualcosa di torbido,
quella bianca previsione di innocenza)

Le toccava poi continuare
con ostinazione e ferocia
quella specie di macerazione,
che la portava sempre
(nello estremo delle notti)
in quelle immense regioni insopportabili

– approssimative e vaghe
sulla fredda tagliente sabbia di deserto

Fu semplicemente annientata
-dalla affezione irreparabile
e in un mondo di grandezza opaca:
vedeva il lato più barbaro- e quello più estetico,
l’intero intendimento oppiato,
per dare,
dare qualcosa di tremendo ovunque
mentre tutti quei volti
avevano una specie di bellezza
arcaica e tragica,
e tutte le acque erano nere
terribilmente nere
(e silenziose – terribilmente silenziose )

8 NOVEMBRE 2017

…E LORO ARDEVANO...

…E loro ardevano infine- sull’orlo
dopo le innumerevoli stagioni della pioggia…

In scenari di dissipazione
di defigurazione
( e per familiarità con gli anni dimenticati
– e con la subitanea morte)
si presentava il consueto sentimento
della nientificazione,
un abbacinante succedersi di fenditure
-tra le irrevocabili leggi
e tutte quelle aride e dure questioni:
bisognava dunque abbandonarsi
( come un uomo che sente iniziare
un processo di tortura)
alle giovani belve,
e fino dentro gli intricatissimi boschi…

28 dICEMBRE 2017

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2 Risposte to “LE MIE POESIE DELL’ANNO 2017”

  1. Villa Dominica Balbinot gennaio 1, 2018 a 6:32 am #

    ringrazio e saluto : Antonio De Simone- Marco Vasselli.

  2. Villa Dominica Balbinot febbraio 1, 2018 a 3:34 pm #

    un saluto a Tiziana Tius: grazie.

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