Archivio | anno 2015 RSS feed for this section

QUELLE SIEPI SELVAGGE- DEI MALATI FIORI

15 Nov

Il cielo sbiancava
nell’ardore del vento,
una straordinaria calma lo irrigidiva,
illuminandolo
di un lirismo severo

E i muri erano immoti
sotto quel cielo incandescente,
quelle siepi selvagge
– di quei malati fiori
[ma che magnifico nero cupo
nelle brune ombre di quelle piane] Continua a leggere

COMMENTI SU “LE COLLINE SEMBRAVANO”

5 Ott

ANNA GIULIA PANINI

IMolto piaciuta. C’è nella tua scrittura (a mio modesto sentire)
una sorta di architettura psicoanalitica di solitudini inquietanti,
tagli di luce solare fredda,
un’inaccessibilità alla Hopper. Molto originale, sempre accuratissima.

ANTONIO CIAVOLINO

Gran testo, complimenti! Concordo con AnnaG., molto piaciuto brano che avevo già letto ed apprezzato altrove Continua a leggere

LE COLLINE SEMBRAVANO

23 Set

Le colline sembravano ineluttabilmente velate
– da uno strato di sabbia-
in un ulteriore dimensione incontrollabile…

Col primo sole
(che suscita ombre azzurre come vene)
pareva esserci
un dilagamento nuovo:
viaggiatori di quei deserti immobilizzati Continua a leggere

QUEL SUO OCCHIO FRAGILE_ E DISSOLUTIVO-

28 Ago

Nel novendiale di quella reclusione
( in un suo tempio mai profanato
da spargimenti di sangue)

pensava ai loro grandi voli tragici
in un cielo vuoto e mortale
– come quegli uccelli funebri
che trasportano il corpo di Tristano…

Era nel mondo ambiguo
– della linea del tramonto-
aveva limitato la propria scelta Continua a leggere

ARRIVANO FINO ALLE POZZE GELATE

9 Ago

E un silenzio totale
gonfio cieco
aveva posseduto la casa
come fosse una enorme pianta passiva

Arrivano fino alle pozze gelate
_di un bianco azzurrino
ancora più bianche
in quella notte dai gesti lenti pieni totali-
voci senza timbro
come se le parole si fossero sfigurate Continua a leggere

IN UN ESTREMO DI PURO CIELO

22 Giu

( In un estremo di puro cielo
-che pareva riflettere le mura rosate
a calce
nel mare tranquillo-
sentiva un brivido di urgenza
come a inchiodarla
-lei immobile nel mezzo del terrore).

Il vuoto della casa
invitava le ossessioni:
la pianura proibita, Continua a leggere

IN UNA PICCOLA MAGNIFICENZA ROSA, IN UNA PALLIDA DEMENZA

28 Apr

[ Vi è una luce dorata
– ossidata-
fuori il sole scende sull’orizzonte,
illuminando banchi di nubi
come fossero
una catena montuosa in fiamme]

Ogni cosa – allora-
pareva immersa
in una piccola magnificenza rosa,
l’acero aveva la medesima tinta della vampa Continua a leggere

STATUE PALLIDE – E CIECHE-

31 Gen

[ Ne l’annegato mondo
bisognava poi accontentarsi di un dolore di attrizione,
tra le astrazioni sacre
(di una freddezza astratta)
e a rigore qualcosa di malato,
una vertigine cruda
-quella della vitrea perfezione-
a reazione delle grida,
e di tutti quelli spasmi]

Una divorazione dislagava Continua a leggere

Intervento e osservazioni di FEDERICA GALETTO ( su “poetarumsilva”

25 Gen

Riposto qui l’intervento-commento di FEDERICA GALETTO a proposito dell’articolo intitolato “SOLO LE MORTE TORRI” , presentato con delle note di lettura da ANNA MARIA CURCI sul sito “poetarumsilva”.

“Qualcuno ha detto in passato che Dominique quando scrive non dovrebbe esagerare nel rendere il suo pensiero poetico in versi e che la sua voce non è (era) matura. Mai sentito nulla di più sbagliato. La voce di Dominique è bella proprio perchè “esagerata”, in quell’accezione del termine eccessivo che la rende unica. Da che la conosco ha sempre avuto toni eccessivi ma questo non le ha mai impedito di comunicare perfettamente ed esattamente la sua cifra poetica. E neanche la trovo migliorata negli anni, nel senso che pare sia nata perfetta così com’era ieri e come è oggi. Leggere Dominique non è per tutti, Continua a leggere

NOTE DI LETTURA-di Anna Maria Curci

23 Gen

“Solo le morte torri” – Inediti di Villa Dominica Balbinot

“È il tempo verbale dell’imperfetto indicativo a prevalere in questi inediti di Villa Dominica Balbinot, a delimitarne i poli, ben visibili nella loro versione ‘pura’ e nel loro mescolarsi in varie gradazioni, tra descrizione e narrazione, tra vertiginosa resa di un manifestarsi impietoso e racconto di un dis-farsi progressivo e inarrestabile. Se, tuttavia, l’irruzione dell’orrido («estensione terribile») si manifesta con un’intensità che «all’accerchiato umano» appare insostenibile, a questa si oppone una volontà energica, infuocata, di sollevazione, di moto contrario, che torna «a affermare / le sue condizioni di furore». Continua a leggere