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SOTTO L’ETERNA SIEPE VERDE

30 Lug

…Sotto l’eterna siepe verde
la notte era molto tranquilla
linda e senza vita
nel sole occiduo:
sul nudo pendio
anche le rovine sembravano
naturali- innocue-…

Ma nessun luogo era invulnerabile;
oh tutte tutte quelle linee dure de l’Innominabile
sulla carne ferita Continua a leggere

NELLA CONTRATTA LUCE, NEL PAESAGGIO ARSO

30 Mag

Nella contratta luce
(oltre il muro della vicina casa)
vi è un che di recente penoso
inutilmente tetro:
continuava sempre il disgelo,
e radici deformi affondavano nella terra,
come se – e del freddo– le ustioni poi fossero.. Continua a leggere

– E ALBERI CHE SMORIVANO IN UN BIANCO DELIRIO

6 Mag

…E il sole gelido cominciava,
a perdere il suo splendore,
nel profumo lieve
-di una magnificenza trascorsa
(e gli alberi che smorivano
erano un bianco delirio)…

E c’è una gioia,
nella sua solitudine all’alba,
nelle strie di quella aurora scarlatta,
e per un momento
( terribile e delirante)
legge il martirologio Continua a leggere

RECENSIONE di DORIS EMILIA BRAGAGNINI su neobar

5 Mar

Poesia “estrema, apocalittica, mistica, numinosa, oscura, divinatoria, seducente, sconcertante, impervia, trascendente, vertiginosa… “ solo alcuni degli aggettivi attribuiti, da accreditati estimatori, alla fervida espressività dei versi di Villa Dominica Balbinot.

In più occasioni maggiormente comparata con Lautréamont, Baudelaire, Mallarmé, la poesia di Villa Dominica Balbinot è territorio da cui difficilmente si esce senza ferirsi, senza essere rimasti in qualche modo sconcertati o affascinati. E’ qualcosa che sfiora corde profonde, che attraversa, o che più precisamente ci proietta in un attraversamento sapientemente modellato al fine di “sospenderci” in un luogo dove l’io poetico, è quel granello fermo al limite centrale della strettoia interconnessa tra i bulbi di una simbolica clessidra. Limite, punto di contrappasso, Continua a leggere

OGGI I FIORI SONO PIU’ DIVERSI

3 Feb

…Oggi i fiori sono più diversi
più aridi più aperti:
ho già pianto la sua morte,
ma lo farò ancora
-e poi ancora…

Nella mistica speculazione,
nella esasperata desolazione misteriosa
perseguo
la narrazione del sangue, Continua a leggere

IN UN CORRIDOIO DI LUCE DURA

26 Gen

In un corridoio di luce dura
(e superfici fragili)
una stessa ferma aria
risplendeva in tutta la sua fredda forza
nelle città costruite su fiumi sotterranei
luccicanti disperatamente nelle sere
-e tra gli scheletri di anonime piante grige…
Ci si mise di fronte,
a tutta quella cifra folle Continua a leggere

LE MIE POESIE DELL’ANNO 2016

28 Dic

 

 

18 FEBBRAIO 2016

LEI SAPEVA CHE LO SPLENDORE ERA FRAGILE

 

“In quel vasto paesaggio silente
( in quella fredda desolata gola)
spiccavano,
le austere cime scure
dei grandi alberi
e lei aveva negli occhi
una terribile dolcezza”

La brezza finalmente cadde
l’acqua divenne immota…
Lei sapeva che lo splendore
era fragile,
ben presto sarebbero ripresi gli stridii
– i ronzii-
i minuscoli movimenti
– quelle uccisioni- Continua a leggere

UN BEL DONO( ai miei testi- e pure a me)

29 Ott

immagine-da-doris-emilia-bragagnini

Ho voluto pubblicare anche qui il bellissimo e inaspettato dono
fattomi da DORIS EMILIA BRAGAGNINI con un suo preciso e generoso riferimento in cui lei parla di questa particolare immagine che a suo parere assai evocativamente rappresenterebbe le sensazioni regalatele – attraverso la sua stessa personale profonda lettura -dall’insieme dei miei testi poetici.

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LA LINEA DEI COLLI E’ PRECISA

14 Ott

La linea dei colli è precisa- e netta
tra quelle valli celestiali
( minate ):
e sono infocate tutte quelle morte vie…

Lei allora passa,
alla dissezione delle cose maestose,
nel tempo neutro
-in questo recesso-
negli anni vuoti, Continua a leggere

ALCUNE “NOTE” su “I FIORI ERANO FERMI- E LONTANI”di AUGUSTO BENEMEGLIO

26 Set

AUGUSTO BENEMEGLIO C’è qualcosa di dantesco ripreso da Joyce, nei racconti di Dublino, in specie “.The Dead”, l’ultimo, che termina con una visione dell’Irlanda congelata che è metamorfosi di Cocito. Ho rivisto recentemente il bel film , l’ultimo, di John Huston proprio ispirato a quel racconto,abbastanza fedele al testo: .(“” la neve cadeva su tutta l’Irlanda.Cadeva in ogni parte della buia pianura centrale, sulle nude colline, cadeva lievemente sulla torbiera di Allen e, più a ovest, sulle scure e tumultuose acque dello Shannon.E cadeva, anche, su ogni punto del solitario cimitero sulla collina dove Michael Furey giaceva sepolto. Continua a leggere